martedì 18 gennaio 2011

Álvaro Siza Vieira


di António Choupina
Photo Marco Terzoli

António Choupina. Cominciando con gli interventi del “SAAL Program” (Bouça e Malagueira), pensa che preservare i segni del territorio funzioni come principale risorsa di ispirazione per ogni progetto? E, se è così, da quali altri elementi deriva la sua straordinaria abilità di dare agli edifici una personalità individuale e, al tempo stesso, un senso di appartenenza ad un luogo preciso?
Álvaro Siza Vieira. In entrambi i progetti, come in alcuni altri, le ragioni fondamentali si trovano nel sito e nella sua storia. Quei progetti sono stati costruiti nel centro di vecchie città: Porto, Évora, e ce ne sono altre importanti fuori, in aree con molto carattere. Nel centro o vicino il centro, come ad Évora, le città tendono ad avere un carattere molto forte, ma, alla fine, ogni città possiede un carattere forte.

AC. Qual è la sua opinione sull’edilizia sociale europea (presente e passata), dati per esempio i suoi interventi a L’Aia o a Berlino, come pure le inevitabili differenze culturali e i cambiamenti dello stile di vita?
ASV. Sono stato invitato a Berlino con l’idea che fossi un qualche tipo di specialista nell’edilizia sociale più che nella partecipazione, cosa non vera. È un lavoro come altri. Se realizzi una casa per una ricca famiglia, parlerai con tutti: il proprietario, la moglie, in casa con i figli, i vicini e così via. È un processo complesso nel quale l’architetto non è isolato, così ha stimoli, ad andare in quella direzione o nell’altra, provenienti dalle persone intorno. In quel senso la cosa importante nel processo di quei progetti era, in certi casi. il contatto diretto con la comunità che viveva lì, o con una nuova popolazione, organizzata come un’associazione di vicini.

AC. Crede che l’edilizia sociale possa rappresentare di per sé una grande opportunità per uno sviluppo sostenibile, attraverso il posizionamento dei palazzi, la distribuzione funzionale, la scelta dei materiali, l’illuminazione e la ventilazione naturale, rispetto ad altre caratteristiche?
ASV. Ora si stanno regolamentando queste cose, accade in ciascun progetto. Così bisogna seguire i regolamenti e ciò è giusto, in quanto prima dei regolamenti l’edilizia sociale era considerata, dall’inizio, come il minimo indispensabile che si potesse fare. Inoltre vi erano persino reazioni qualora l’opera fosse bella. Ricordo che qualcuno, ad Évora, disse: “Questa non è edilizia sociale”. Tutto ciò generò la convinzione che il risultato portasse ad un aspetto particolarmente povero della città, ed in un certo senso qualcosa di vero c’era, ma il fatto è che la maggior parte delle città sono costruite con l’edilizia sociale, perché tante, davvero tante persone non hanno accesso all’edilizia di alto livello, soprattutto in paesi come il Portogallo o in numerosi altri. Pertanto è un fatto positivo che alcune condizioni siano obbligatorie e infatti l’edilizia sociale adesso è migliore, da quel punto di vista.


AC. Sulla scala urbana, le comunità associano il loro senso di appartenenza con i valori spaziali che configurano le loro città. Dagli alloggi o gli uffici, agli auditorium e ai musei, che tipo di filosofia adotta quando si occupa dei concetti basilari dell’uniformità e della diversità, considerando che viviamo in un mondo sempre sulla via della globalizzazione?ASV. Tradizionalmente nella storia le città posseggono un equilibrio tra il tessuto delle abitazioni, che contiene ripetizioni, costruzione sistematica, alcune opzioni di unione eccetera…e gli edifici emergenti, quelli che interessano tutta la popolazione, come il museo, il comune, o, in epoca medievale, una chiesa sulla cima di una collina. Dunque, visivamente, la città è un equilibrio tra la continuità e le nuove costruzioni, con differenze nel tempo, e quelle che vengono dalla topografia, per esempio, che origina nuovi profili. Oggi, non è assolutamente così. C’è una tendenza a considerare la diversità come se tutto dovesse essere assolutamente diverso. Perciò la perfetta proporzione tra gli edifici istituzionali rappresentativi e le abitazioni non è più un fatto in moltissime città. E con l’aumento della popolazione e le nuove tipologie di costruzioni come palazzine di uffici, ogni compagnia ha cominciato a volere un’immagine particolarmente incisiva. Come risultato non siamo nelle stesse condizioni di dialogo in cui ci trovavamo secoli prima, il che significa che la città è divenuta molto più complessa.


AC. Che cosa pensa riguardo alla monumentalità architettonica? E come dovrebbero comportarsi le invenzioni “moderne” quando confrontate con i dintorni storici, come il Centro D’Arte Contemporanea a Santiango o il nuovo complesso edilizio di Chiado, conosciuto come Terraços de Bragança?
ASV. Ogni caso è singolare. Se consideriamo che Chiado è stato integralmente costruito dopo un forte disastro, è come se tutta la zona fosse una sorta di enorme edificio prefabbricato . i progettisti hanno studiato il tessuto, il sistema delle strade, i “quadrìcula” , e poi gli edifici che volevano collocare in ogni area. Ci sono alcuni, ma non molti, edifici eccezionali, due o tre chiese, e alla fine il grande “Terreiro do Paço”, oppure, all’inizio, l’antico mercato “Rossio”. In “Terreiro do Paço” c’era anche un grande spazio con il palazzo per il re e ampi edifici commerciali, collegati con l’intenso traffico di merce sul fiume. Così tutta questa area ha la stessa architettura e quando 18 edifici sono stati nuovamente distrutti, sentivo che si doveva ricostruire ciò che esisteva prima.
Di conseguenza, i nuovi risultati della progettazione e dell’architettura provenivano dalle esitazioni nel “quadrìcula” originale, quando incontra i confini dove la topografia è difficoltosa. Questo edificio continuo, se così possiamo dire, come anche le strade non vanno molto bene quando in alcuni punti incontrano la topografia, esattamente nelle aree quali Chiado, per esempio. Allora, c’era un bisogno di ripensare la finitura di quella massa di Chiado, ma la tipologia di edificio era una ricostruzione di quelli che in parte resistettero, anche se dentro furono completamente distrutti dal fuoco. Il progetto includeva le rovine per evitare le contraddizioni tra preoccupazioni interne ed esterne e mantenere l’integrità dell’architettura. Se preservi la façade l’interno deve essere un riflesso di quella, in quanto, mentre sono progettate, le façades riflettono il movimento opposto. Altre città, come Santiago de Compostela, sono dominate dalla presenza della cattedrale e da tutti i movimenti concentrati nel santuario. Santiago è una città con una grande unità nel centro, con l’uso dello stesso materiale ( granito apparente ) dal IXX secolo, prima che molti edifici fossero coperti dallo stucco. L’idea di fare tutto in granito apparente procura l’equilibrio, come menzionato poco fa, tra edifici generici e quelli che emergono, come la cattedrale, meno evidente. Così ho dovuto lavorare qui, nel mezzo della conoscenza storica e dei principi consolidati che sono stati applicati in un secolo. L’architettura, quando l’interesse per la storia e la geografia sono la base per un progetto, si trova anche nella posizione di mediatrice. A volte una mediazione di profilo molto basso, altre volte, se c’è una ragione nel programma o nei desideri di una popolazione, può emergere in un modo più forte, quindi dipende dalla situazione.

AC. Il 6 Maggio, sarà ospitato a Firenze, ad una conferenza organizzata da A As Architecture e dalla Fondazione Targetti. Qual è la natura del suo precedente rapporto con l’Italia e con Firenze in particolare?
ASV. Non forte. Sono stato due o tre volte a Firenze come turista, ma un turista con particolare interesse per l’architettura, per i monumenti e la città. Una cosa che farò e mi gratificherà molto sarà la visita alla Biblioteca Laurenziana, che non ho mai potuto visitare. Le poche volte che ci sono venuto era chiusa, perciò è davvero un buon motivo per venire a Firenze. Quando capita che devo lavorare o relazionarmi con scuole di architettura preferisco davvero Venezia o Napoli, i due opposti. Venezia, solo per i pedoni, Napoli per tutti: macchine, pedoni, motocicli, ecc. così una è apparentemente tranquilla, l’altra caotica, ma con un certo ordine nel suo tessuto.

dal Nr 02_10

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