lunedì 17 gennaio 2011

Massimiliano e Doriana Fuksas

di Katiuscia Matteucci

Dall’Architettura delle grandi Firme all’Architettura Sacra. Come ha vissuto il connubio tra spiritualità - progettualità nella realizzazione della nuova Chiesa di San Paolo a Foligno?

Non credo si possa fare architettura sacra, si può fare architettura che tenda alla spiritualità. Architettura sacra o profana non vuole dire nulla. Quello che abbiamo fatto è stato interrogare noi stessi sul ruolo della spiritualità nella vita delle persone. La persona che meglio ha descritto il progetto di Foligno è stato Monsignor Betori, ora Arcivescovo di Firenze; Ha colto un elemento, la luce, che è alla base di tutto. Abbiamo cercato, io e Doriana, di stabilire un rapporto tra la luce e la spiritualità; la luce è sinonimo di spiritualità, viene dalle arti figurative, viene dalla nostra storia del pensiero. Abbiamo utilizzato la luce naturale con un valore metaforico ed emozionale utilizzando delle finestre di forma irregolare. Ma la luce entra anche dall’alto, lungo tutto il perimetro per illuminare uniformemente tutti gli spazi. Bisognava disegnare uno spazio che sapesse parlare sia all’individuo che all’assemblea dei fedeli, cosa complessa tenuto contro del fatto che una Chiesa deve essere facilmente comprensibile per permettere ai fedeli di orientarsi al suo interno e di sentirsi a proprio agio per poter partecipare come protagonista all’azione liturgica all’internio dell’assemblea celebrante. La semplicità dello spazio lo potremmo paragonare a quello delle Chiese francescane completamente spoglio di decorazioni, in cui solo gli elementi che ci sono stati richiesti trovano spazio.

Architetto, lei ha effettuato un taglio netto con la concezione della chiesa moderna impostata sulla dimensione orizzontale dello spazio. Quali sono i motivi che lo hanno condotto a questo tipo di soluzione?

L’idea è stata quella di creare una contrapposizione contro le costruzioni che ci sono oramai in tutti i paesi d'Europa, ma specialmente in Italia; questa costruzione di abitazioni o di altro che creano una città diffusa, che non hanno più nuclei, che non hanno più punti di riferimento, e cercare di riportare ad una struttura che non è più in orizzontale, come magari era quella del Concilio Vaticano Secondo, ma è qualche cosa che aspirava all'altezza. Aspirare all'altezza vuol dire riprendere un po' il discorso della cultura gotica, dell'oggetto semplice, che può essere anche una torre, un edificio con pochissime aperture, una chiesa quasi difensiva, ma che si apre agli altri. La Chiesa di Foligno ha ventotto metri di apertura sull'esterno. La porta non sono tre porte, ma sono una fascia di luce che dialoga con l'esterno.


Dopo gli ultimi eventi sismici, essendo Foligno una città già colpita dal terremoto, se e quali misure di prevenzione sono state adottate per questa realizzazione
La Chiesa è stata costruita proprio dove sorgeva il campo container. Abbiamo pensato di fare una cosa che dovesse celebrare la perennità rispetto alla fragilità. Non volevamo che si dimostrasse la fragilità umana, ma che si dimostrasse una forma, qualche cosa che negli anni sostenesse la memoria di un fatto, un fatto drammatico. Una cosa semplice, all'apparenza arida, però con una grande luce che arriva dappertutto. Entrando si vede la luce dall'alto, poi all'interno arrivano queste trombe di luce che la illuminano, dalla quale tu percepisci dei frammenti di forza e di perennità. L’edificio intero ricorda il terremoto. Ovviamente poi, dal punto di vista strutturale, la chiesa è stata realizzata seguendo tutte le caratteristiche necessarie alla costruzione in una zona sismica come quella.

Da progetto “umano” a progetto “urbano”. Come si inserisce la costruzione all’interno del tessuto urbano di Foligno, e quali relazioni stabilisce con il contesto?

Il rapporto tra la Chiesa e la città è sempre stato molto importante nella storia dell’architettura. A partire dal Medioevo la Chiesa, il palazzo del podestà e la piazza sono stati gli elementi che disegnavano la nascente città borghese, oltre ad essere percorsi turistici per i pellegrini. A Roma la via del Pellegrino collega il Vaticano al centro della città e San Giacomo di Compostela è lo stesso fenomeno. Oggi la Chiesa ha perso la sua preminenza gerarchica rispetto agli altri edifici ma resta comunque un segnale molto forte nel tessuto urbano. L’area sulla quale abbiamo costruito è situata sull’asse periferico sud. L’ingresso al complesso parrocchiale si trova di fronte alla nuova strada che collega questa zona periferica al palazzo dello sport. Fra il complesso parrocchiale e la strada ci sarà una piazza punto di riferimento e di incontro per i fedeli e per gli abitanti del nuovo quartiere.

dal Nr 02_09

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