sabato 22 gennaio 2011

PEOPLE MEET IN ARCHITECTURE





Autore: Andrea Montesi
Photo : Niccolo' de Giorgis

La spettacolarità della XII Mostra Internazionale di Architettura di Venezia continua a richiamare l’attenzione verso un’esposizione che sostituisce alle grandi utopie del passato una soggettiva sperimentazione della contemporaneità.La prima direttrice donna Kazuyo Sejima spostando l’attenzione dal progetto e dai suoi strumenti classici di rappresentazione a processi che identificano nella percezione dello “spazio ” il luogo privilegiato di formazione dell’identità collettiva, ricerca attraverso una mimesi poetica di ampliare la consapevolezza del singolo a una molteplicità di orizzonti. Artisti, architetti e ingegneri interpretando il tema da una pluralità di punti di vista danno vita a ambientazioni estremamente scenografiche. Cloudscapes”, la rampa che si perde nella nuvola progettata da Transsolar e TetsuoKondo,“El Niño Escondido En Un Pez”,il rifugio scolpito nella roccia da Radic e Correa, “Balancing Act”, la megastruttura in equilibrio realizza da Garcia-Abril e Ensamble Studio, sono istallazioni di una tale risonanza da poter rientrare a pieno titolo in una Biennale d’Arte. Negli spazi dei Giardini troviamo riflessioni meno enfatiche ma interessanti come “usus/usures“ ,l’allestimento del Padiglione belga curato dai Rotor, che presentano un’analisi sulla trasformazione dei materiali al passare del tempo. Essenziale e suggestivo il Padiglione della Romania ripropone lo spazio pro capite della città di Bucarest in scala 1:1 all’interno di un volume bianco in legno. Il Padiglione Italia , intitolato “AILATI. Riflessi dal futuro” e curato da Luca Molinari,parte da una rilettura critica dell’architettura italiana degli ultimi vent’anni per presentare nella sezione centrale, “Laboratorio Italia”, opere realizzate recentemente da giovani architetti. La mostra allestita nei nuovi spazi di Tese alle Vergini si discosta rispetto al resto dell’esposizione per la semplicità dell’allestimento mirata a promuovere una progettualità italiana di qualità. Tirando le somme a pochi giorni dalla chiusura se come si narra la vera sfida per ogni curatore è l’allestimento dell’Arsenale, allora la Biennale della Sejima è un grande successo, ma chissà se una volta svuotati gli spazi delle Corderie non coveranno l’eco di una rivincita dell’Architettura da costruire.

dal Nr 03_10

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