lunedì 17 gennaio 2011

Sou Fujimoto


di Ivana Riggi


Seguo da tempo la sua attività di Architetto impegnato in progetti come la T House, il Children’s Center for Psychiatric Rehabilitation, il Diagonal Walls/Group Home in Noboribetsu… per citarne alcuni… Ricordiamo inoltre che, tra i premi ricevuti, lei ha vinto nel 2008 sia il JIA (Japan Institute of Architects), sia Il Word Architecure Festival nella sezione Private House.
Il suo lavoro è, senz’altro, una continua ricerca!

Architetto che legame intercorre tra la sua architettura e il design?


È la mia prima esperienza come progetto di installazione e di design ma personalmente vi trovo un forte legame con l’architettura. Ad esempio la seduta ‘crystallised chair’ che ho disegnato è sicuramente un prodotto di design ma, al momento in cui la si scompone, essa forma un mondo, un campo che ricrea uno spazio proprio come in architettura. In questo modo la relazione è facilmente assimilabile.


Come e da cosa nasce la sua collaborazione con Lexus?



In realtà sono stati loro a scegliermi e mi sono chiesto il perché… La spiegazione che mi sono dato è che la filosofia di Lexus si sposa bene con quella che è la mia concezione progettuale costituita dal connubio, o contrasto, tra naturale ed artificiale; così ci siamo “incontrati” e tutto è diventato più facile. Nella stessa denominazione “L-Finesse” si incrociano due termini: “L” che sta per “Living age” ossia “esplorazione” e “Finesse” che sta per “eleganza”…

Wahei Hirai, responsabile internazionale del Design Lexus, ha affermato che il design di L-finesse va oltre la superficie, scavando attraverso la tradizione giapponese. Cosa ha trasferito di ciò in questo progetto?



La relazione tra artificiale e naturale a cui si rifà la filosofia di Lexus trova grande riscontro nella tradizione giapponese. Si pensi ad esempio agli “stone gardens” che, pur essendo delle opere dell’uomo ed in tal senso artificiali, permettono di cogliere non solamente il singolo pezzo ma anche tutto ciò che fa parte della natura: lo scorrere dell’acqua, il soffio del vento, la percezione della luce. Ho cercato di trasferire questa dualità tra artificiale e naturale nella realizzazione della sedia: essa appare completamente piatta superiormente ma inferiormente è ondulata. Ciò permette all’astante di averne una percezione diversa ogni volta che la si osserva; da ogni angolo prospettico si ottiene una visione differente in quanto la luce la riflette diversamente… Questo concetto dell’ ”opposto” ritorna nell’istallazione della stanza principale: le trenta sedute possono essere avvertite come un “momento cristallizzato” o, secondo la differente comprensione del suono e della luce, possono essere colte come un “momento naturale” in cui si ascolta il fluire dell’acqua o la folata del vento. Mi interessava trasferire tutto questo…
Colgo un’ottima ed immediata integrazione tra spazio, suono e luce!

La scelta del metacrilato come materiale predominante è stata immediata o ci si è arrivati dopo una serie di sperimentazioni?



Il metacrilato è stata una scelta immediata in quanto ci ha soddisfatto subito in termini di costi, di trasparenza e di duttilità nella lavorazione. Pensare ad un prototipo e a degli oggetti di cristallo sarebbe stato veramente impossibile! Abbiamo trovato, inoltre, un’azienda vicino Milano che ha collaborato con noi e questo ha contribuito anche ad incrementare i nostri rapporti con l’Italia.

Lei si definisce più un progettista, un designer o un’artista? Questa esperienza con Lexus in cosa l’ha arricchita?


Mi piace pensare alle persone ed al background che le circonda… mi ritengo un architetto, mi soddisfa il fatto di cercare di poter creare un’ ambiente in cui la gente viva meglio facendo una buona architettura. Sicuramente l’esperienza con Lexus mi ha arricchito fornendomi degli imput creativi nuovi che hanno aumentato la mia esperienza e che potranno senz’altro servire anche al mio lavoro di architetto.


dal nr 01_09

Condividi

http://labs.ebuzzing.it