lunedì 30 gennaio 2012

Aquiloni e trottole dal Giappone


Circa cinquanta pezzi in mostra all'Istituto di cultura Giapponese, raccolti sul territorio nazionale, forniscono preziose informazioni sull’ethnos del Giappone, con le varianti locali e i richiami alle ricorrenze stagionali. Sapienza costruttiva, materiali non artefatti come legno e carta e colori vivi incontrano levità e gioco in un’espressione che in Giappone, sullo sfondo di un  immaginario ludico  hypertech, è ancora sorprendentemente attuale e perpetrata.  Alcune testimonianze storiche hanno accertato che aquiloni e trottole, di origine cinese,  sono presenti in Giappone da più di 1200 anni.. Unico caso al mondo, ancora oggi in molte zone dell’arcipelago se ne costruiscono migliaia di esemplari a livello artigianale, 
utilizzando i design e i colori della tradizione o caratteristici delle varie regioni di produzione. Sebbene l’interesse dei bambini giapponesi verso questa forma di divertimento sia andato man mano scemando in seguito alla carenza di aree ludiche all’ aperto e all’introduzione di giochi tecnologici e interattivi, rimane pur vero che in Giappone esistono ancora diverse feste ufficiali, festival e incontri amatoriali che permettono di apprezzare e tramandare questa antica forma d’arte e d’intrattenimento.  
I primi aquiloni, di origine cinese, risalgono a duemila anni fa. La loro comparsa in Giappone è datata in epoca Heian (794-1185 d.c.), quando essi erano denominati “falchi 
di carta”, traduzione letterale del loro nome cinese e riprova della provenienza continentale. Dalla sua creazione, attraverso mille anni di storia, l’aquilone ha conosciuto 
uno sviluppo straordinario, la cui ragione va rintracciata nella reperibilità delle materie prime ottimali ai fini della costruzione dell’oggetto, come carta giapponese, bambù e 
canapa, le quali, utilizzate secondo l’abilità degli artigiani giapponesi, hanno dato vita a esemplari diversi per gusto e forma. Il Giappone è l’unico paese al mondo a presentare 
una tale varietà di aquiloni.  
La trottola, attraverso Cina e Corea, giunge nel Giappone pre-Heian circa milleduecento anni fa. Considerata inizialmente un divertimento per nobili, conosce in seguito un’ampia 
diffusione. Nell’era Genroku del periodo Edo (fine  XVII/inizio XVIII secolo) la trottola è protagonista di una forma di intrattenimento professionistica detta kokyukoma, che diviene 
presto molto popolare. Contemporaneamente riscuote  un notevole interesse anche il kenkakoma, lett. trottole combattenti, che anima un vivace gioco d’azzardo, spesso causa di fortune o sventure per gli scommettitori. Attualmente esistono in Giappone oltre mille tipi di trottole, dalle semplici rotanti alle più 
elaborate per veri esperti, di misure che vanno dagli 0.5 mm della più piccola ai 90 cm delle più grandi. Le trottole possono, a seconda della modalità di utilizzo, suddividersi in quattro gruppi principali: a rotazione, a sfregamento, a corda, da lancio.  Inoltre si annoverano tra le più insolite anche trottole sonore, o altre, dette “dispettose”, dall’apparenza astrusa, quasi impossibili da utilizzare. 


Roma
Istituto Giapponese di Cultura
30/01 - 18/02 

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